Poche immagini, del degrado della struttura di Minissi (e non quelle immacolate di oltre mezzo secolo fa), sarebbero dovute bastare per troncare sul nascere lingiusta polemica che continua ad accompagnare questo intervento. Per rispondere al professor Dezzi Bardeschi bisognerebbe preliminarmente sgomberare il campo da un equivoco: il tegumento dismesso, irreparabilmente danneggiato, corrisponde solo in parte a quanto progettato dallo stesso Minissi. La visione in piena luce, oltre a essere un falso storico, soprattutto non era prevista nel suo progetto, in cui un controsoffitto in plexiglas formava una sorta di velario che doveva attutire leffetto delle ombre portate dalle strutture sui mosaici. Una soluzione però già rimossa da anni, per evitare di aggravare l«effetto serra».
Il «coro di proteste» poi, lo ha precisato Meli, non è così generale come si vorrebbe: chi si è preso la briga di andare a vedere quello che si sta facendo non ha avuto che parole di lode, come Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra, per la quale «i mosaici sono stati restaurati con una cura, conoscenza e sapienza tecnica impeccabile», e proprio la riconfigurazione delle lacune, «degna di quelle finora eseguite con tanta minuzia solo sui dipinti», è destinata a fare scuola, mentre lintero progetto ottempera con equilibrio tanto alle esigenze conservative che a quelle di musealizzazione.
Sì, ribadisco: «Minissi poteva persino essere migliorato». Penso, ad esempio, alla scelta operata allora di addossare i montanti della struttura di copertura, le passerelle aeree e le scalette direttamente sui mosaici e sugli elementi decorativi, causandone il degrado. Il che mi sembra ben più grave della nuova struttura inserita, secondo Dezzi, «con delicatezza da elefante»: giudizio esclusivamente estetico, perché lintervento è nel rispetto assoluto delle preesistenze, ma anche della copertura minissiana, che sarà documentata grazie al brano rifunzionalizzato in hall. E dato che si chiamano in causa i buoni principi del restauro, il primo della teoria brandiana non prescrive la riconoscibilità dellintegrazione? Ora, laver non distinto le murature originarie da quelle di sacrificio, rifacendo queste ultime ad identicum non significa aver contraddetto quel principio? Anche Pierluigi Panza, che citavo nellarticolo, è stato tratto in inganno quando scrive: «muretti finto antichi costruiti intorno ai mosaici pavimentali». Per un quadro completo di tutti gli aggiustamenti di tiro al progetto Minissi rinvio al volume «Progetto di recupero e conservazione della Villa romana del Casale di Piazza Armerina» (Crpr, 2007). Infine, e ancora a livello estetico, se lattuale copertura somiglia tanto a uno «chalet» o a «una tettoia da pizzeria», quella precedente, così come si era ridotta, sembrava ormai fare il verso a certe serre dove si coltivano pomodori o similia.
(Visited 58 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Hans Ibelings: il clima cambia, il genius loci anche 23 Luglio 2025
- Costruire semplice, quando l’architettura è essenziale 23 Luglio 2025
- Upcycling: lo scarto come risorsa per costruire 23 Luglio 2025
- Gli adattamenti necessari per la Città Eterna 23 Luglio 2025
- Elegia del suolo: invisibile, sconosciuto, preziosissimo 23 Luglio 2025
- Andrea Kerbaker: Milano troverà gli anticorpi per ripartire 23 Luglio 2025
- Piante nei centri storici, il rischio di un grottesco greenwashing 21 Luglio 2025
- Alberi in città: non siano simboli ma progetti 21 Luglio 2025
- Automist 20 Luglio 2025
- OBR: i fondi PNRR non stravolgano il Museo di Pitagora a Crotone 16 Luglio 2025
- Decq, LAN, Peer: la nuova Scala di Siena è un microcosmo culturale 15 Luglio 2025
- Ri_visitati. Mondadori e Niemeyer, 50 anni di poesia 15 Luglio 2025
- Ri_visitati. A Piacenza il Moderno che unisce le generazioni 15 Luglio 2025
- Piazza Augusto Imperatore, la magia romana del piano inclinato 9 Luglio 2025
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
IN/ARCH
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2025 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















