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Written by: Città e Territorio

Così si attua la rigenerazione urbana a Taipei

Così si attua la rigenerazione urbana a Taipei

TAIPEI. Come molti connazionali, mi trovo fuori d’Italia e intendo approfittare della cosa per spedire a casa notizie da un luogo che, nonostante la globalizzazione, è in effetti lontano. Detto questo, spero sia chiaro il bisogno di qualche sforzo oltre norma per comprendere l’ambiente dell’iniziativa di cui intendo parlare, la quale è stata finanziata a partire dal 2011 da Taipei, capitale di Taiwan, ed è stata promossa attraverso la sigla URS, acronimo di Urban Regeneration Stations e omofono di Yours, in senso di proprietà dei cittadini.
Nell’ultimo secolo, il rapido succedersi della riforma fondiaria operata dal colonialismo giapponese e della decentralizzazione operata dal regime nazionalistico del KMT ha dato luogo a Taiwan a una particolare integrazione tra città e campagna, la quale può ricordare il Veneto sviluppatosi sulla base della centuriatio romana. A differenza di quest’ultimo, il territorio taiwanese ha però mantenuto una tipologia insediativa basata sulla stretta relazione di strada e abitazioni, cosa in parte riconducibile alla microtopografia richiesta dal sistema agricolo locale, in parte a una politica post-regime capace di preservare il commercio minuto, integrandolo con un sistema industriale progressivamente indipendente dai finanziamenti pubblici. In dialogo con la relativa scarsità di territorio urbanizzabile, tutto questo ha portato a un’estesa condizione metropolitana. Nonostante ciò, l’assenza di veri e propri centri storici, così come la natura contestata della storia locale, ha privato le città taiwanesi di quella qualità totale dello spazio pubblico che è tipica dei centri urbani europei e che contribuisce in forma specifica alle loro dinamiche socio-economiche.
A Taipei, per andare oltre quanto già offerto dall’organizzazione territoriale, durante l’ultima decade si sono quindi cercate nuove forme d’intervento urbanistico, prima di tuttocapaci di sollecitare il contributo privato sia all’architettura che alla vita dello spazio pubblico.
Tra le più innovative, URS è stata così strutturata: una volta definito un sito strategico per la rigenerazione urbana, la città stanzia risorse affinchè un operatore privato o pubblico possa ristrutturarlo; in compenso, questo sviluppa un programma che può essere culturale o commerciale, ma che soprattutto deve essere inteso a sollevare un nuovo interesse pubblico nei confronti del sito; dopo un certo tempo, durante il quale l’operatore sviluppa il suo programma sotto il controllo dell’amministrazione pubblica, questi obblighi vengono sciolti e il sito torna a partecipare alla normale dinamica urbana. Il principale obiettivo della politica è infatti la rivitalizzazione delle aree urbane in decadenza, cioè non un semplice miglioramento dell’ambiente costruito, bensì una reintegrazione e riorganizzazione delle risorse socio-economiche che sia capace di contribuire alla dinamica urbana generale, inclusa in questa anche la dinamica immobiliare.
Più nello specifico, nel caso di proprietà pubbliche, partnership di varia durata vengono stipulate al fine di riutilizzare dei siti in disuso durante un periodo preliminare alla loro riconversione; nel caso di proprietà private, si opera invece una sponsorizzazione e un’assistenza gestionale pubblica alla rivitalizzazione di siti in disuso con l’obiettivo d’integrare nuove risorse culturali e al contempo mostrare possibilità di riutilizzo non convenzionali.
Nel contesto di questa duplice modalità, cinque differenti categorie di gestione sono state finora definite: Public Sector x Public Sector, ovvero il partenariato tra il governo centrale e le autorità locali; Public Sector x Private Sector, ovvero l’incontro del settore pubblico e di quello privato; Public Sector x Public Enterprise Organisation, ovvero la trasformazione di proprietà di imprese pubbliche in siti di promozione dello sviluppo urbano; Public Sector x Civil Groups, ovvero l’integrazione dell’associazionismo cittadino nella dinamica di trasformazione urbana; Public Sector x Schools, ovvero l’integrazione del sapere dei poli dell’educazione e ricerca nella trasformazione urbana, così come l’attivazione della capacità degli studenti di stimolare la partecipazione delle comunità locali allo sviluppo urbano.
URS è stata finora applicata a una decina di casi e si è dimostrata a tutti gli effetti capace di sollecitare la città, in gran parte grazie alla regia offerta dagli uffici dell’amministrazione dedicati. URS ha infatti richiesto una gestione attenta a bilanciare l’economia dei fondi pubblici con una programmazione e progettazione privata che fossero tanto alternative, quanto capaci di sollevare l’interesse dei cittadini. In altre parole, URS è stata Yours nella misura in cui ha bilanciato la tutela delle risorse pubbliche e un progressismo altrettanto pubblico. Come di tradizione locale, si è mirato a innescare una dinamica progressivamente indipendente dai finanziamenti pubblici o, per meglio dire, capace di autonomia e al contempo organizzata in modo tale da mantenere un rapporto tra amministrazione e operatori. La necessità di un approccio curatoriale alla gestione dei siti URS ha infatti portato all’impiego di figure professionali dedicate, le quali si sono mostrate un tramite concreto tra cittadini, operatori e amministrazione, specialmente nella misura in cui hanno fatto presa sull’interesse pubblico.
URS è stata ovviamente possibile grazie al particolare dinamismo socio-economico del territorio taiwanese, la cui creative industry è tanto diffusa quanto capace di mischiarsi con un’imprenditoria attiva a ogni scala, così come grazie a una particolare nozione di qualità dello spazio pubblico, la quale deriva dalle condizioni culturali e ambientali del posto, ma soprattutto grazie a un’organizzazione territoriale che non richiede profonde ristrutturazioni.
Detto ciò, cosa si può imparare da URS e Taipei? Tralasciando l’introduzione della figura curatoriale, ciò che è veramente interessante è il fatto che questa politica sia stata applicata in ugual forma e con ugual successo a siti urbani e suburbani, così mostrando come sulla base di un’organizzazione territoriale conveniente per ogni tipo di mobilità si possano applicare politiche considerate urbane anche in siti che in apparenza non sono tali. In altre parole, ci mostra come sulla base di una particolare politica e di una particolare organizzazione territoriali si possa in effetti sviluppare una nuova forma di urbanità, molto diversa da quella normalmente associata alla città asiatica. È così assolutamente rimarchevole il caso del primo URS suburbano (intitolato URS27M, progettato e curato da BIAS Architects e illustrato nelle foto allegate) purché si comprenda a tutti gli effetti il territorio in cui questo s’inserisce.

Nota sull’autore: Alessandro Martinelli, Ph.D., dal 2003 è parte di Association Making Architecture (www.as-ma.org), un’organizzazione dedita alla ricerca e alla comunicazione in architettura. Attualmente è assistant professor in landscape architecture presso la Chinese Culture University di Taipei

BIAS Architects, «Urban Regeneration Stations27M», interno (foto di Cheng Ching Han)

BIAS Architects, «Urban Regeneration Stations27M», interno (foto di Cheng Ching Han)

BIAS Architects, «Urban Regeneration Stations27M», cortile interno (foto di Cheng Ching Han)

BIAS Architects, «Urban Regeneration Stations27M», cortile interno (foto di Cheng Ching Han)

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Last modified: 5 Febbraio 2026