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La Biennale di Aldo Rossi

La Biennale di Aldo Rossi

Lunedì 11 giugno, nello scenario della rinnovata Ca’ Giustinian, sede storica della Biennale di Venezia, David Chipperfield, presidente della Biennale 2012, ha inaugurato, insieme al presidente Paolo Baratta e al rettore dello Iuav Amerigo Restucci, la mostra «Gli archi» di Aldo Rossi, realizzata grazie al materiale prezioso reperito negli archivi dell’Asac, Archivio Storico della Biennale. Ricordare la 3° Mostra Internazionale di Architettura del 1985, intitolata «Progetto Venezia», è un’occasione e un pretesto per rivedere le scelte operate da Aldo Rossi, allora direttore, che chiamò i più grandi architetti internazionali dell’epoca a dialogare su Venezia e su altri luoghi storici del Veneto, il Ponte dell’Accademia, il Mercato di Rialto, Ca’ Venier dei Leoni, Piazza di Badoere, Piazza d’Este, Villa Farsetti, le Piazze di Palmanova, i Castelli di Giulietta e Romeo, Rocca di Noale, Prato della Valle, con un concorso di idee aperto, prefiggendosi lo scopo di riportare la disciplina dell’architettura a essere uno strumento fondamentale per il cambiamento delle città. Lo straordinario livello della giuria del concorso è sintomo dell’epoca: Bernard Huet, Rafael Moneo, Gino Valle, tra gli altri, valutarono 2.600 progetti con l’idea che ogni giudizio era una occasione di dialogo e riflessione critica e non andava perduta. I documenti raccolti in mostra, non sono solo i 70 manifesti dei progetti del concorso con i quali Rossi aveva rivestito gli archi sistemati alla porta della Biennale, ma anche i materiali preparatori del concorso o le lettere autografe di Rossi ad alcuni invitati illustri, nelle quali modifica personalmente l’intestazione in calce, chiamando Ignazio Gardella «amato maestro» o Gehry «caro Frank», proiettandoci in un’epoca e nella tessitura delle sue relazioni umane. «Altri tempi», si potrebbe pensare oggi, e infatti David Chipperfield ha in qualche misura fatto il mea culpa della categoria ammettendo che negli ultimi vent’anni gli architetti (o meglio le archistar) hanno lavorato in maniera totalmente individualistica, preoccupati di creare «oggetti» perché vincolati al marchio che ciascuno si è creato secondo le logiche strette del mercato, auspicando che ora tornino a lavorare con lo spirito critico e di condivisione che ha caratterizzato quegli anni nel «Common Ground» della 13° Mostra Internazionale di Architettura da lui diretta quest’anno.

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Last modified: 18 Luglio 2015