Larchitettura moderna nasce con la promenade anti prospettica del giardino romantico allinglese. È la tesi estrema e seducente di Hans Sedlmayr che contrapponeva al paradigma della prospettiva per assi come visione del mondo di Erwin Panofsky, un paradigma opposto, quello accidentale della relatività e della «perdita del centro». Ancora oggi sentiamo gli effetti di quel cambiamento di paradigma.
Partiamo dal passato prossimo. Dagli anni sessanta abbiamo assistito allo svilupparsi di quella che, con Aldo Aymonino, abbiamo definito «architettura a volume zero», ovvero larchitettura degli spazi pubblici concepiti per la società di massa. Le promenade sono parte integrante ed essenziale dellarchitettura a volume zero, in quanto ne rappresentano lespressione bidimensionale o, meglio, quella primaria. Eppure, nonostante ciò, lo sviluppo delle promenade a volume zero è tardo, databile alla seconda metà degli anni ottanta con il recupero dei centri urbani, primo tra tutti Barcellona. Il ritardo viene bilanciato da unimmediata maturità iconografica: grandi archi di cerchi, spezzate, zig-zag, fenditure nel terreno e ponticelli sopraelevati diventano in poco tempo un repertorio figurativo capace di dar vita a un vero e proprio International Style dello spazio esterno.
Oggi questo repertorio mostra i primi segni di una stanchezza che, a ben vedere, non è data tanto dalla disaffezione del pubblico (larchitettura a volume zero tendenzialmente piace più di quella volumetrica), quanto dal ripetersi un po meccanico di soluzioni ormai da catalogo. Tuttavia, i progettisti più accorti si stanno rendendo disponibili a dei cambiamenti. Il primo è riassumibile in una rinata volontà di fondersi con il paesaggio, un po come aveva fatto negli anni cinquanta Dimitri Pikionis ad Atene. In questo caso viene messa in discussione la continuità del percorso e con essa anche la sua prestanza iconografica, come se le stesse promenade volessero riscoprire quellindole romantica dei loro esordi. Inoltre anche nelle promenade sembrerebbe andare maturando un atteggiamento più sobrio, per certi versi meno pop, probabile segno che quellindole ludica che ha caratterizzato per decenni larchitettura a volume zero sia sul punto dincrinarsi.
Rimane comunque il fatto che oggi la progettazione delle promenade sia in ambito urbano che naturale, si trova a inseguire lo stesso fine di ieri, ovvero il raggiungimento di unintensità figurativa capace di apparire nei luoghi come «necessaria». Si tratta di un lavoro dove non valgono regole prestabilite, bensì quel lirismo empirico e contestuale che caratterizza da sempre la migliore architettura a volume zero.
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