Londra. È da poco uscita la World Architecture Top 100 del 2011, la tanto attesa classifica degli studi di architettura più grandi al mondo per numero di architetti impiegati. La graduatoria è stata stilata dallagenzia di comunicazioni Camargue, per conto della rivista britannica «Building Design», sulla base delle risposte a un questionario inviato a più di duemila studi sparsi nei cinque continenti.
Arrivata alla diciassettesima edizione, la top ten del 2011 è pressoché invariata rispetto allanno precedente, dove società come Gensler, Nikken Sekkei, Ibi Group, P&T Architects & Engineers, Rmjm, Foster & Partners e Bdp si confermano solide e competitive. Mentre per il terzo anno consecutivo troviamo al secondo posto linossidabile Aedas, il gradino più alto spetta ad Aecom, società americana quotata in borsa dal 2007 che si aggiudica il primato con i suoi 1.488 architetti. Risultato stupefacente, se consideriamo che lanno scorso si trovava a metà della lista. Il segreto di tale successo si spiega con le acquisizioni e fusioni strategiche che da ventanni il gruppo californiano porta avanti con sistematica perseveranza. Visti i risultati ottenuti e le perduranti condizioni critiche delleconomia mondiale, il modello Aecom potrebbe suggerire ad altri studi approcci inediti sia nei confronti di un mercato sempre più competitivo, sia rispetto alla loro organizzazione interna.
Dal 2005, un dato inequivocabile è la pressoché totale presenza nella top 10 degli studi statunitensi e britannici, che diventano predominanti nella geografia mondiale dei 100 big coprendo insieme, e in percentuali pressoché uguali, quasi il 50% della totalità dei nomi. Lunico rappresentate italiano in graduatoria è Progetto CMR, studio milanese fondato e guidato da Massimo Roj e Marco Ferrario (97° posto, con 88 architetti e un fatturato compreso nella fascia tra i 10 e i 19 milioni di dollari).
Tra le new entries fa scalpore il nome di Arup Associates (21° posto), protagonista a settembre del licenziamento di massa di 600 dipendenti per la cancellazione inaspettata del progetto da 4 miliardi di dollari del King Abdullah Sports City in Arabia Saudita. Tra le archistar, così come non troviamo altri nomi di fama internazionale, sono usciti di scena rispetto allanno scorso Nicholas Grimshaw e David Chipperfield, a dimostrazione che la reputazione in architettura non si ottiene solo sommando fatturato e numero dimpiegati.
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