I termini dovrebbero essere consequenziali! Quando però si parla di riforma delle professioni il riferimento è sempre e solo ai principi e ai metodi di determinazione dei compensi e allinderogabilità dei minimi tariffari, argomenti che però non riflettono i valori della professionalità. È indubbio che chi svolge un lavoro, ancorché si chiami professione, deve essere compensato per lapporto dintelligenza, conoscenza ed esperienza che mette a disposizione, ma che il compenso sia indipendente e prevalente sulla capacità e possibilità di adempiere al mandato è eccessivo.
Ritorniamo alla professionalità (e in Italia se ne trova tanta anche se spesso non viene riconosciuta). Professionalità significa prima di tutto serietà e coscienza nellintraprendere limpegno di accompagnare il proprio assistito in un percorso che spesso non gli è congeniale. Chi si avvale di consulenza specialistica si attende di essere sollevato da incombenze che normalmente esulano dallattività principale.
Come si può riportare la professionalità in primo piano nellesercizio delle professioni? Cominciamo separando lattività professionale dal compenso. Puntiamo sulla qualità dei contenuti, sulla serietà, sul rispetto dellimpegno intrapreso, sulla condivisione di responsabilità. Dobbiamo anche educare il committente affinché abbia coscienza dei suoi fabbisogni e sia in grado di stabilire con chiarezza i limiti dellincarico. Aiutiamolo insomma a definire un «capitolato prestazionale» per le attività di consulenza chiaro ed esauriente, in cui loggetto sia ben definito. Saranno indicate le interrelazioni con le altre funzioni e si darà chiarezza delle figure o, meglio, delle specialità necessarie per adempiere al mandato. Siano evidenti le fasi, i termini e, infine, anche i compensi. Evitiamo lassunto che il professionista risolve le situazioni di caos. Risolve i problemi dove ci sono chiarezza di percorso e di comportamento.
Riformare la professione significa, prima di tutto, stabilire, riconoscere e dare evidenza delle specifiche capacità del professionista, sia esso persona fisica o società; i «tuttologi» non esistono! Riformare significa definire i livelli di attività a cui il professionista potrà essere abilitato, che saranno determinati secondo criteri di complessità, specificità, multidisciplinarietà. Sarà dobbligo il riconoscimento della reale struttura e organizzazione propria del candidato; ciò significa che lorganico riconosciuto deve essere costituito esclusivamente dal personale qualificato e regolarmente assunto, con posizione e professionalità inequivocabili.
Ora è semplice stabilire il «prezzo» delle attività, essendo legato ai costi reali di produzione di un servizio di qualità e, qualora si trattasse di concorso, fatto 100 il peso globale, di cui la qualità non potrà mai valere meno di 90, lofferta economica assumerà valore fino a 10. La corretta pianificazione temporale farà sì che lipotesi di ridurre i tempi non abbia alcun senso.
Riprendendo il criterio dei livelli, bisognerà distinguere le gare di affidamento in tre categorie: quelle dedicate ai professionisti singoli; quelle dedicate alle società che offrono servizi complessi e/o multidisciplinari; quelle che prevedono di affidare tutto o parte di un incarico ai giovani professionisti.
Se di riforma si parla, bisogna introdurre regole incentivanti per avviare alla professione i giovani capaci che abbiano conseguito il titolo di studio entro il periodo canonico, abbiano ottenuto labilitazione allesercizio della professione e non abbiano compiuto 36 anni. Daltra parte non dobbiamo però dare a un giovane il diritto di esercitare autonomamente una professione con il solo superamento dellesame di abilitazione. È indispensabile, per chi decide di avvicinarsi a questo lavoro, operare, congruamente compensato, negli specifici settori conformi agli studi compiuti per un periodo di avviamento non inferiore a tre anni.
Se riforma deve essere, si dovranno riconsiderare gli anacronistici Ordini professionali, inadatti ad assolvere le funzioni di controllo e tutela della professione, essenza della loro costituzione quando però le professioni venivano esercitate quasi esclusivamente da singole persone, le problematiche erano inferiori e nelle pubbliche istituzioni si ritrovava leccellenza del sapere.
Quanto costa alla collettività un progetto incompleto, un controllo non attento, un mancato adempimento? Sempre e comunque molto di più di quanto possa essere compensato il consulente. Ne vale la pena? Riformiamo elevando il nostro livello di qualità ponendoci lobiettivo di essere concorrenti leali dei nostri migliori colleghi europei e chiediamo di essere compensati alla loro stregua.
(Visited 61 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Hans Ibelings: il clima cambia, il genius loci anche 23 Luglio 2025
- Costruire semplice, quando l’architettura è essenziale 23 Luglio 2025
- Upcycling: lo scarto come risorsa per costruire 23 Luglio 2025
- Gli adattamenti necessari per la Città Eterna 23 Luglio 2025
- Elegia del suolo: invisibile, sconosciuto, preziosissimo 23 Luglio 2025
- Andrea Kerbaker: Milano troverà gli anticorpi per ripartire 23 Luglio 2025
- Piante nei centri storici, il rischio di un grottesco greenwashing 21 Luglio 2025
- Alberi in città: non siano simboli ma progetti 21 Luglio 2025
- Automist 20 Luglio 2025
- OBR: i fondi PNRR non stravolgano il Museo di Pitagora a Crotone 16 Luglio 2025
- Decq, LAN, Peer: la nuova Scala di Siena è un microcosmo culturale 15 Luglio 2025
- Ri_visitati. Mondadori e Niemeyer, 50 anni di poesia 15 Luglio 2025
- Ri_visitati. A Piacenza il Moderno che unisce le generazioni 15 Luglio 2025
- Piazza Augusto Imperatore, la magia romana del piano inclinato 9 Luglio 2025
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
IN/ARCH
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2025 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata



















