Dopo la consegna della prima edizione del Premio Shulman per la fotografia di architettura a Iwan Baan, il 10 ottobre a Los Angeles, pubblichiamo alcuni passaggi dellarticolo Structural Integrity and People, Too, pubblicato dal «New York Times» (24 gennaio 2010) sul fotografo olandese, nato nel 1975.
Iwan Baan ha da poco terminato il viaggio che in tre settimane lha portato ad Amsterdam, Città del Messico, Miami, New York, Milano, Roma, Tokyo, Medellín e Basilea, dove ha fotografato gli edifici di Herzog & de Meuron, Rem Koolhaas e Toyo Ito, che insieme a Steven Holl, Thom Mayne e Sanaa hanno contribuito a fare di lui il fotografo di architettura più itinerante del mondo, nonché uno dei più pubblicati.
Ad appena cinque anni dallinizio della carriera, Baan sta «ricreando il genere» della fotografia di architettura, ha detto Charles Renfro (Diller & Scofidio + Renfro). Per decenni i direttori delle riviste, i costruttori e gli architetti hanno preferito uno stile che incorniciava gli edifici come oggetti intatti. Pur mostrando larchitettura da angolazioni scelte con cura, il lavoro di Baan offre invece il disordine della gente che si muove negli edifici e delle città ammassate intorno. Per Baan gli edifici sono fondali per le foto della gente. Il suo lavoro deve molto a Diane Arbus e a Henri Cartier-Bresson, come anche a Julius Shulman o Ezra Stoller. E se Shulman è più noto per aver esaltato le case di vetro che si libravano su Los Angeles, Baan spesso fa il contrario, noleggiando elicotteri per fotografare dallalto i palazzi come piccoli oggetti in mezzo al costruito. Se la glorificazione della forma pura di Shulman e Stoller era un abbinamento ideale per larchitettura purista moderna dellepoca, la rievocazione di Baan della vita vera potrebbe essere idealmente adatta a un periodo in cui architetti come Koolhaas realizzano edifici per riflettere il caos delle città del XXI secolo.
Cresciuto fuori Amsterdam, Baan ha ricevuto la prima macchina fotografica a dodici anni. Alla fine degli anni novanta ha studiato fotografia allAccademia reale darte dellAia, ma non pensava di fotografare architettura perché, quando ci aveva provato, gli avevano chiesto foto «terribilmente noiose», ha detto, «con il cielo azzurro e senza persone». Non ha mai finito gli studi e alla fine del decennio si è trasferito a New York.
Come molti tecnofili della sua generazione, era affascinato da internet. Nel 2004, vedendo una mostra dimmagini sulla storia dEuropa di Oma, ha scritto allo studio olandese proponendo di trasformarla in un sito web interattivo. Qualche mese dopo gli è stato chiesto di accompagnare Koolhaas a Bruxelles a presentare lidea a un funzionario dellUnione europea. Quel viaggio ha dato il via a una serie di collaborazioni con Koolhaas, tra cui lincarico di documentare la costruzione della torre della Cctv a Pechino. Baan ha poi contattato Herzog & de Meuron e Steven Holl per chiedere il permesso di fotografare i loro edifici in Cina.
Si prenota i voli da solo, contratta le tariffe via e-mail e si porta lattrezzatura nello zaino. Lavora per gli architetti, per i loro clienti e per le riviste. Nel tempo libero ha fotografato case poco note di Richard Neutra in Europa per una mostra ospitata al museo Marta Herford, in Germania. Ed è andato più volte in Africa a fotografare lopera di architetti africani contemporanei, una sua passione.
Baan ha uno studio ad Amsterdam dove ha sviluppato tecniche per foto panoramiche dellinterno dei plastici, che hanno fruttato agli architetti svariate commissioni. Baan contribuisce anche a diffondere il lavoro dei giovani, come il giapponese Sou Fujimoto.
Forse Baan non metterà mai radici, ma lui e un amico, larchitetto tedesco Florian Idenburg, stanno meditando di costruire una bifamiliare a Brooklyn. Baan avrà un posto in cui stare e un altro edificio, in unaltra città pulsante, da usare come sfondo per le sue foto sensazionali.
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