TORINO. Dopo una falsa partenza a inizio ottobre, gli studenti delle facoltà 1 e 2 di Architettura del Politecnico sono tornati in aula il 2 novembre, mentre alcuni corsi risultavano ancora da assegnare. Nellateneo ha aderito alla protesta contro il ddl oltre il 90% dei ricercatori afferenti alle due facoltà e non sono bastati quattro bandi per coprire la totalità delle cattedre scoperte (quasi 120), molte delle quali lasciate vacanti proprio dai ricercatori in protesta. È stato difficile sostituirli, e non solo perché le retribuzioni offerte sono bassissime: i candidati con profili equivalenti a quelli dei docenti non abbondano, considerato anche che oltre 60 precari della ricerca (per Architettura circa il 55% del totale) hanno sottoscritto lindisponibilità a coprire i posti lasciati liberi dai ricercatori. Nel frattempo, a ottobre, il rettorato è stato visitato due volte dagli studenti, nelle sedi di corso Duca degli Abruzzi e allex Alenia (Design) si sono tenute assemblee molto partecipate e il 13 e 14 il Politecnico è stato occupato, in concomitanza con la data prevista per la discussione parlamentare del ddl 1905 (poi rinviata per lassenza di copertura finanziaria). Insieme agli studenti, hanno protestato diverse componenti dellAteneo, in particolare ricercatori, tecnici amministrativi e precari della ricerca. Uniti nellopposizione, hanno messo in luce un disagio che riguarda anche, per esempio, il coinvolgimento nei processi decisionali e la trasparenza nellinformazione agli studenti, la gestione dei tagli e della precarizzazione della ricerca da parte del Politecnico. E questi sono i motivi che hanno portato i rappresentanti a presentare, il 10 novembre, in Commissione sostenibilità offerta formativa, 450 firme di studenti che hanno sottoscritto un modulo in cui affermano che non pagheranno le tasse se la situazione non cambierà.
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