Lo studio svizzero Diener & Diener dal 2000 è impegnato nel restauro del Museo di Storia naturale. Ledificio, costruito alla fine del XIX secolo da August Tiede, si trovava sul territorio di Berlino Est e, al momento della riunificazione, necessitava di una ristrutturazione. Con poco denaro a disposizione e con un programma decisamente meno spettacolare di quello dellIsola dei musei, Diener & Diener hanno dovuto far fronte a un duro «principio di realtà» ma ne sono usciti a testa alta. La storia e laspetto originari del Museo sono conservati; ogni aggiunta si rivela per quello che è senza apparire una stonatura. In particolare, nel caso dellala est inaugurata a settembre (2 anni e mezzo di lavori e 29,6 milioni), gli architetti hanno ricostruito quella che era una vera e propria rovina in cui rimaneva soltanto un muro, senza copertura né pavimento. Inoltre, la decisione di riunire linsieme delle «preparazioni liquide» (gli affascinanti animali conservati sotto alcool che si trovano in tutti i musei di storia naturale) rappresentava unulteriore sfida tecnica: oltre a giocare con la sagoma della rovina, gli architetti dovevano operare facendo i conti con forti limiti di sicurezza (le preparazioni sono altamente infiammabili e richiedono una specie di «bunker refrigerato» per essere conservate senza pericoli). Tutte le finestre esistenti sono state quindi murate mentre pannelli di cemento, che riprendono esattamente la forma delle finestre mancanti e la modanatura dei mattoni, chiudono la camera climatizzata. Il gioco dei colori dei materiali (giallo per i mattoni e grigio per il cemento) della facciata è sorprendente (sembra di essere di fronte a un montaggio fotografico). Il dialogo tra nuovo e antico è tra i più raffinati ed evoca il meglio dellarte contemporanea con un richiamo a Rachel Whiteread. Gli spazi interni della parte accessibile al pubblico sono decisamente teatrali e propongono una risposta semplice e appropriata alle limitazioni tecniche: i visitatori girano intorno a un grande contenitore di vetro, inaccessibile, che contiene gli animali nei loro barattoli. Alla fine di questo lungo work-in-progress della carriera degli architetti svizzeri, lala est sarà la parte in cui il loro intervento risulterà più visibile e rappresentativo.
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