Londra. Larchitettura non può curare il cancro, ma può aiutare le persone a stare meglio? Maggie Jencks ha pensato di sì. E lo stesso ha fatto suo marito Charles, teorico dellarchitettura e paesaggista. Colpita dalla bruttezza dellambiente in cui le è stato diagnosticato per la prima volta il cancro e in cui è poi stata curata, Maggie ha deciso di fare qualcosa per umanizzare le burocratiche e tecnocratiche «macchine della salute» che sono diventati i grandi ospedali.
Il primo dei Maggies Centres, una piccola scuderia nel parco di un enorme ospedale di Edimburgo riconvertita da Richard Murphy, ha fatto scuola. Ognuno di loro, dalle dimensioni e dallaria inequivocabilmente domestica, ruota attorno a un tavolo da cucina e ad attività come bere un caffè e chiacchierare, in un voluto contrasto tra accoglienza e macchina medica.
I Maggies Centres sono diventati un ente di beneficenza che vuole aiutare i malati di cancro e le loro famiglie durante la malattia, dove larchitettura è un luogo per staccarsi dal sistema, ma anche per migliorare lumore e raccogliere fondi. Queste esemplari strutture sono infatti un efficace strumento per attirare attenzione e donazioni. Nel tempo ne sono stati costruiti altri da Frank Gehry e Zaha Hadid e ogni nuova struttura sfida il pensiero convenzionale in base al quale larchitettura sanitaria devessere insipida e non suscitare emozione alcuna.
I progetti più recenti presentati a fine aprile dalla Maggies Cancer Caring Centres proseguono nella tradizione della diversità, costringendo gli architetti a prendere le distanze dalla consueta dieta a base di megamusei ed edifici pubblici di lusso. Il centro di Wilkinson Eyre a Oxford ricorda una casa sullalbero, in equilibrio su colonne lunghe e sottili. La sua complessa geometria a tre punte si chiude attorno alla cima degli alberi, ad abbracciare uno spazio legato al verde. Il Centro di Mjp Architects (quasi ultimato) sembra una teca da esposizione, unintima scatola di legno. Quello di Piers Gough è incorniciato da quattro facciate ovali che sintersecano. Ledificio a spirale di Kisho Kurokawa, ultimo progetto dellarchitetto giapponese scomparso nel 2007, è stato ispirato dalla cosmologia e rappresenta le forme rotanti di una galassia in formazione. Il progetto di Rem Koolhaas per Glasgow è tra i più intriganti. Strizzando locchio a Mies van der Rohe, la struttura rinuncia alle pareti e irrompe nello spazio con un ibrido arredamento-architettura, creando un effetto chiostro che delimita il giardino al suo centro. Quello di Neil Gillespie nel Lanarkshire è un progetto raffinato che combina semitrasparenza e intimità, luce e riparo, promettendo di essere uno dei migliori. I progetti di Daniel Libeskind e di Foreign Office Architects sono stati accantonati, ma il recente annuncio di un progetto di Ted Cullinan è stato invece accolto con favore.
È difficile esprimere limportanza del programma dei Maggies Centres. È una dimostrazione chiarissima della differenza che larchitettura può fare. Charles Jencks ha scritto che nella civiltà dellantica Grecia la sanità era il cuore della cultura, di cui limponente complesso di Epidauro è riprova.
A partire dalla città medievale, larchitettura della salute ha occupato lo spazio pubblico centrale, un simbolo terreno della misericordia in risposta alla rappresentazione della redenzione celeste data dalla chiesa. Nella città contemporanea questa importanza è sparita, lospedale è spinto ai margini e la sua architettura adattata alle sole regole dellefficienza.
I Maggies Centres cominciano a reintrodurre nella città unarchitettura del corpo e della salute. È un momento importante e lattenzione suscitata ha riportato larchitettura nei discorsi sanitari. Sarà interessante vedere leffetto che produrrà.
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