Parigi. Nel settembre scorso, lOrdine degli architetti della regione Ile de France ha pubblicato un manualetto dal suggestivo titolo Gardez le cap: pendant la crise, larchitecture continue. Concretamente si tratta di una serie di consigli in materia di gestione finanziaria, organizzazione della produzione e ottimizzazione delle risorse umane che dovrebbero aiutare gli architetti ad affrontare la difficile congiuntura economica. Il ricorso alla metafora nautica gardez le cap significa letteralmente «mantenete la rotta», e lascia intuire la gravità della situazione.
Uno studio realizzato dalla società Ifop su un campione rappresentativo di studi in tutta la Francia ha rivelato che la diminuzione media del fatturato sfiora il 35%. Tra le cause, un numero importante di progetti abbandonati per ragioni economiche e la diminuzione degli onorari. Il 61% degli architetti intervistati afferma di aver ridotto in maniera considerevole la richiesta di remunerazione pur di aggiudicarsi gli appalti. Una soluzione che si rivela spesso rischiosa perché obbliga a mantenere una forza lavoro disponibile senza però la possibilità di retribuirla correttamente. Circolano voci di studi, anche rinomati, obbligati a differire il pagamento degli stipendi, anche di diversi mesi. Si tratta di soluzioni estreme e abbastanza rare, che riflettono tuttavia una precarizzazione dei salariati del settore e un peggioramento delle condizioni lavorative.
In effetti non è raro sentire architetti affermare che il principale effetto della crisi non è stato una riduzione del lavoro ma, al contrario, un aumento del carico dincombenze e al tempo stesso una diminuzione dei mezzi a disposizione. Alcuni studi hanno ridotto il numero degli effettivi, altri hanno bloccato le assunzioni. Qualcuno se la cava meglio e riesce ancora ad assumere, ma in tal caso le condizioni contrattuali sono peggiorate. Se fino a poco più di un anno fa era abbastanza facile ottenere un contratto a tempo indeterminato anche per un giovane architetto debuttante, oggi i neoassunti devono accontentarsi di contratti a tempo determinato con scadenze sempre più corte.
Daltra parte, basta dare unocchiata ai siti di offerta di lavoro nel settore per rendersi conto del cambiamento: in precedenza venivano pubblicate giornalmente nuove offerte di lavoro, ora ne compare una ogni 2-3 settimane. Una tendenza confermata da Archibat, agenzia interinale dedicata allarchitettura che ha visto aumentare in maniera esponenziale il numero di curricula ricevuti: da circa 15 a 200 al giorno. Se fino ad alcuni mesi fa il suo ruolo era quello di aiutare la selezione degli impiegati, oggi si ritrova ad aiutare architetti più o meno giovani a ritrovare un lavoro o a riorientarli verso settori più promettenti. Cè infatti da dire che alcuni settori resistono bene alla difficile congiuntura economica: in primis quello delleco-costruzione, particolarmente in voga in Francia e supportato dalle politiche ambientalistiche di Nicolas Sarkozy.
Se la cavano anche gli studi che hanno diversificato la loro produzione – in particolare nei settori del progetto urbano e del paesaggio -, così come quelli che hanno sviluppato le loro attività allestero, specialmente in Cina. Daltra parte uno dei consigli di Gardez le cap è proprio quello di diversificare e (ri)scoprire settori dimenticati o di nicchia. Si tratta, in pratica, di approfittare della crisi per reinventare la professione dellarchitetto.
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